Quella volta che ho incontrato Eddie Kramer

La creatività non è unidirezionale. Un giorno mi sono messo a lavorare su un pedalino. Quel suono arrivò fino in America, alle orecchie di Eddie Kramer. Ecco un ricordo di quel fantastico incontro che ancora oggi mi riempie d'orgoglio... e chissà quel pedalino sotto il piede di quale musicista sta lavorando ora.

Eddie Kramer è quello che stava un attimo un attimo dietro la consolle di Woodstock. Lo chiamano il “genio del suono“.

Non era mai stato in Italia. La prima tappa l’ha fatta qui da noi da “The Mind Ecosolution“.

Un amico, Claudio De Luca, che si occupa di import/export, era a sua volta amico di Franco Sondelli, rockettaro napoletano di base a Los Angeles. Lui è prodotto da Kramer. Stavano pensando di fare una linea di pedali per chitarra.Claudio mi contatta e chiede di progettargliene una linea. Al momento gli risposi: “Claudio, tengo ‘nu sacco ‘e che ffà”.

Andai quindi a ripescare degli schemi di pedali che facevo da piccolo, quando avevo 14 o 15 anni, perché non me li potevo comprare. Tutti 100 percento analogici, una tecnologia un po’ vetusta.

In particolare, andai a recuperare un flanger e un fuzz. Il fuzz, manco a farlo apposta (anche perché non lo sapevo ancora dove dovevano andare a finire questi pedali), era il distorsore per eccelenza di Jimi Hendrix (con cui Kramer ha collaborato). L’ho fatto con dei componenti al germanio, addirittura… componenti che non si trovano più. Ne feci un’incetta in un mercatino, proprio per l’audio.

Realizzo quindi questo pedale e Claudio lo manda a Los Angeles. Mi raccontano che quando Eddie Kramer ne sente il suono si meraviglia: “Chi è che ha realizzato questo prodotto?”.

Si catapultò letteralmente qui. Era il 2013. Affiniamo il pedale insieme. Ne apprezza la tecnologia. Ricordo ancora con orgoglio quando affermò che non è facile trovare un tecnico (e lui lavorava con un tecnico della Fender, Kirkwood) non musicista. “Lui mi parla di onde, di valori… mentre io ti parlo di suono colorito. Una delle fortune è il fatto che tu strimpelli lo strumento, capisci quando ti dico ‘addolcisci il suono’… tramuti quello che è il pensiero dello strumentista nel fatto elettronico”.

Abbiamo provato poi lo strumento in una sala d’incisione. Rimase estasiato.

Chissà ora sotto quale piede sta suonando. Mi fa piacere che sia lì. E credo che anche Eddie Kramer si sia portato un bel ricordo di questa esperienza.

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